venerdì 18 febbraio 2011



"A few times in my life I've had moments of absolute clarity,when for a few brief seconds the silence drowns out the noise and I can feel rather than think,and the world seems so fresh.I can never make these moments last.I cling to them, but like everything, they fade.I have lived my life on these moments.They pull me back to the present, and I realize that everything is exactly the way it was meant to be."

Nella mia vita ho avuto poche volte momenti di assoluta chiarezza, per brevi secondi il silenzio si è imposto sul rumore e sono stato capace di sentire, piuttosto che di pensare, e nei quali il mondo mi sembrava cosí fresco. Mi sono afferrato a quei momenti ma, come tutto, sono svaniti nel nulla. Mi hanno riportato indietro al presente, ed ho realizzato che tutto è esattamente nel modo in cui deve essere.

martedì 15 febbraio 2011

Los amargados de la vida.

Los amargados sono quei o quelle frustrate (amargadas) che non lasciano vivere la gente in pace. Sono onnipresenti e necessari.
Ci servono per sdrammatizzare, per farci vedere le cose in prospettiva, per farci ripetere a noi stessi "per fortuna non sono come te". Normalmente, sono in una posizione di potere, anche se minima, rispetto a noi.
C'è il fruttivendolo che non sorride e mi da la verdura peggiore che ha sapendo che vivo a 30 metri dal suo negozio ma che vado a comprare da lui solo nei momenti di disperazione, perché è carissimo e mi ha trattato sempre di merda. E quindi lui cosa fa? Continua a trattarmi di merda e darmi verdura scadente mentre lecca il culo a delle vecchie che tra massimo tre anni saranno morte e lui resterá senza clientela. Un amargado, insomma.
C'è la capa che ti guarda male se vai a prendere il caffé (che è un tuo diritto, te l'hanno detto il primo giorno) e guarda l'orologio, guai a se sgarri di un secondo. È la tipica amargada perché suo marito non le presta le sufficienti attenzioni.
C'è il cassiere del Mercadona che ti mette le cose in busta schiacciando le cose morbide con quelle dure e sbuffa se tardi piú dieci secondi a pagare. È il capo degli altri cassieri, li tratta sempre con maleducazione, va pure nella mia stessa palestra ed è di quelli che sollevano piú chili del dovuto facendo versi da animale.
C'è la amica di un'amica di un amico che la conosci da 6 anni ormai ma che continua a guardarti con aria di sufficienza considerando le tue opinioni non sufficientemente colte o argute e che ti rivolge la parola porprio se non ne puó fare a meno. È la tipica amargada con complesso di inferioritá.
C'è il banchiere dell'Opus Dei che mi tratta come un essere immondo perché guadagno poco e mi vesto casual, non mi spiega bene le cose e mi inganna nella dichiarazione dei redditi quando gli dico di donare il 5 per mille a ONG e lui me lo mette per la Chiesa Cattolica.
C'è la gente invidiosa, taccagna, isterica, cattiva che invece di cambiare un po' e iniziare a sorridere proietta energia negativa sugli altri come se fosse pioggia. Allora io prendo l'ombrello a fiorellini blu, mi metto le cuffie e via andare.

martedì 8 febbraio 2011

Sono la signora col cerchietto rosso e il montgomery verde.

Mi chiamano "signora" anche se vado in giro con un cappotto verde acceso, un cerchietto rosso da bambina piccola, e uno zainetto blu. Io mi sento cosí giovane, ma comunque mi chiamano signora e mi danno del lei.
E spesso ho anche la presunzione di criticare la gente che si opera, si fa il lifting e si inietta il botox. Penso di essere superiore, che non mi sfiori questo canone di gioventú e bellezza eterna imposto dalla mia societá. Che invece si insinua in maniera sottile anche in me. Ma sí, a chi la voglio dare a bere, dai!
Ho i miei capelli bianchi coperti dalla tinta dei capelli. Un nero molto piú acceso del mio naturale.
Sono convinta che mi renda piú interessante.
E sono una che tutte le mattine si mette la crema antirughe, ma la marca del supermercato che costa meno, perché c'è la crisi sai? Peró dai, lascia bella la pella ed ha anche i filtri contro il sole. Aaaaahhh beh!Ovviamente con massaggio verso l'alto, sai, per contrastare la forza di gravitá. Assolutamente.
Poi mi faccio anche la ceretta nelle braccia si, si, si, perché non fa male per niente.
E vado in palestra per essere piu tonica.
E mille altre cose piccole ma legate all'estetica e alla cura del corpo. Senza ossessioni, certo, ma senza piú presumere di essere indenne al bombardamento mediatico che mi fa pensare continuamente che invecchiare fa schifo.
C'è una frase per fortuna, che uso come talismano, che mi riporta alla realtá, alla sensibilitá del fatto che non siamo solo corpi, non siamo solo contenitori da conservare, ma esseri umani, che la cosa piú importante che abbiamo sono le nostre emozioni e i nostri sentimenti, e che il corpo ci serve per esprimerli, e dobbiamo cercare di farlo al meglio.
Penso che la frase fosse di Anna Magnani, ma non ne sono sicura. Comunque è lei che racconta che per no so quale film, quando aveva piú di quarant'anni, sgridó il suo truccatore dicendogli di non coprirgli le rughe " che ci ho messo tutta la vita a farmele venire e adesso tu me le vuoi cancellare!!!"
Non so se mi chiamano signora perché inizio ad avere veramente le rughe in faccia. O semplicemente per un'estrema ed atipica educazione dei camerieri, assai poco abituale qua nel sud, e meno ancora nei bar davanti all'Universitá. Boh. Ma smetteró di pensarci va lá, e che mi chiamino signora! Al massimo mi mettero a cantare a squarciagola la canzone della Berté "non sono una signora, una con tutte stelle nella vitaaaaaaa"

n.b. questa riflessione è da contestualizzare, sennó pensate che sono pazza: tutte le mattine, quando andiamo al bar, al resto delle mie compagne le chiamano "chica" = ragazza, e solo a me mi chiamano"señora" e mi danno pure de lei.

sabato 22 gennaio 2011

La Biblioteca di Babele.

"Mi inganneranno, forse, la vecchiaia e il timore, ma sospetto che la specie umana- l'unica- stia per estinguersi, e che la Biblioteca perdurerá: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta."
Jorge Luis Borges

La biblioteca è l'unico luogo nella societá capitalista occidentale contemporanea dove puoi portarti a casa GRATIS un libro, un film, un cd, o dove ti puoi scaricare un libro elettronico sul tuo computer, oppure stamparne infinite copie per il tuo uso e consumo(e questa sembre essere la tendenza in auge).

Sempre piú libri sono elettronici. Sempre piú titoli arrichiscono gli scaffali virtuali delle biblioteche. Non è dificile immaginare una biblioteca infinita e virtuale, fatta di codici e link che portano da una parte all'altra dei documenti, che contengono infinite informazioni, fatte di lettere e numeri.

Me la immagino crescere giorno per giorno questa biblioteca...150.000, 200.000, 1.000.000 di titoli al giorno, immessi nei vari database, finché la tecnologia avanzerá cosí tanto che si creerá un solo database per tutto il mondo. Quel giorno sará commemorato dagli umani come la festa in cui tutte le persone ebbero accesso a tutte le opere del mondo e di tutte le epoche.

Finché, per colpa delle guerre, la carestia, le malattie, gli umani scompariranno. Un virus informatico, immesso nell'enorme database, fará in modo che le lettere e i numeri della maggior parte dei testi si mischino senza senso, e che gli scaffali virtuali si riordinino secondo una logica interna e sconosciuta della macchina stessa. Sempre per colpa del virus, il programma di gestione integrata del database produce continuamente testi nuovi e li immette a random nella biblioteca. Senza saperlo, ogni tanto la macchina mischia le lettere e forma una parola. L'ultima parola con un senso compiuto per gli umani è stata "zampa". Ma sembra che sia per un puro caso, nulla piú.

La biblioteca restá lí, virtuale ed infinita, illuminata dai codici binari, inutile e segreta.

sabato 15 gennaio 2011

Gravidanze mammifere.

C'è chi vomita dal primo all'ultimo giorno, chi sta a letto immobile per nove mesi, chi non ne risente per niente, chi dice che siano i mesi piú belli, chi dice invece che è una gran palla...comunque vada, c'è sempre l'apprensione di avere un esserino dentro di sé, e anche per un banale raffreddore, ci si angoscia.

Poi arriva il parto, fisicamente stressante sia per il bambino che per la madre.

Io mi chiedo, se noi umani ci siamo cosí evoluti, avremmo dovuto forse essere ovipari, no?

Immaginate: si fa l'amore, la donna fa l'uovo subito, cosí non ci si pensa piú, e poi fra i due si cura l'uovo, lo si mette al caldino in un posto sicuro, gli si parla, la donna lo puo sbolognare al maschio...e poi, il momento della nascita te lo godi, aiuti il piccolo rompere il guscio, niente doglie o contrazioni...

Se fossimo stati ovipari forse avremmo ereditato anche le ali. Avremmo meno problemi d'inquinamento e di obesitá. Vivremmo sugli alberi, invece che abatterli.

domenica 9 gennaio 2011

Limbo

Ieri si è chiuso un ciclo. Rafa è partito. È stato l'ultimo giorno di lavoro alla Fnac.

Domani inizia un altro ciclo. Un nuovo lavoro. Devo riprendere a studiare sul serio. Devo riorganizzare la casa. E cercare una coinquilina.

Oggi è la prima domenica senza lavoro e tutta per me dopo mesi. Voglio questa giornata di limbo fra un ciclo e l'altro, mi piace. Un giorno in stand by. Osservando e non pensando. Senza essere né triste né felice. Sto qui ferma, per una volta, a guardare dalla finestra e basta, senza congetture.

A domani!

mercoledì 5 gennaio 2011